14 giugno 2008

LACRIME DI COCCODRILLO

Sono quelle di chi invia telegrammi di solidarietà alle famiglie dei lavoratori asfissiati nella vasca di depurazione a Mineo, in Sicilia. Forse avranno lo stesso “privilegio” i parenti degli altri tre caduti ieri sul fronte della guerra sociale che si combatte ogni giorno, anche a Nuoro, Alessandria e Modena. La decisione dell'Ue di portare l'orario di lavoro "possibile" fino a 65 ore alla settimana, la mattanza individuata nella “clinica privata” Santa Rita di Milano, con metodi degni dei peggiori lager nazisti (e in tutte le altre del sistema sanitario privatizzato lombardo e non solo? mah!?), l'omicidio collettivo dei sei lavoratori siciliani, quattro dei quali dipendenti pubblici - chissà che ne pensa l'osceno Brunetta, cacciatore di "lavativi" a 900 euro al mese da stanare dalle "paludi" del lavoro pubblico... Dimensioni di una realtà segnata dalla logica del profitto senza mediazioni, rivendicata da Marcegalia e compari, senza più freni inibitori, largamente foraggiati con fondi pubblici e trasformata in virtù dell'impresa capitalistica da tutti i suoi cantori - da Ichino a tutti i mezzi di comunicazione - supportata da un sindacato confederale collaborazionista e complice, ridotto al balbettio di fronte a questa stessa realtà.
Per non parlare dei cocci di una ex sinistra impegnata soltanto ad accapigliarsi in sterili discussioni congressuali che non cambieranno nulla della propria vocazione alla più stupida subalternità nei confronti del “partito democratico” di veltroni, rutelli, d’alema ... e colannino (autori della presa per il culo: <>…). Occorre reagire. Ciascuno come può, ma occorre reagire. Sarebbe necessario uno Sciopero generale vero, subito per dire no a qualunque ipotesi di modifica peggiorativa del Testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro recentemente approvato.
Occorrerebbe uno Sciopero generale per bloccare la nuova "onda" concertativa della "riforma della contrattazione" a cui si accingono Cgil Cisl Uil e Ugl ed altri sindacatuncoli che firmano contratti al solo scopo di “salvare” le (proprie) poltrone, partecipando con i padroni e il governo al “banchetto” delle caste. Occorrerebbe uno Sciopero generale che rimetta al centro dell'attenzione di questo paese una grande battaglia per il salario, la scala mobile, il lavoro stabile e la fine della precarietà, la ricostruzione di uno stato sociale degno di questo nome, solo antidoto al dilagare di xenofobia e razzismi.
Occorrerebbe, in una parola, la ripresa di un grande movimento sociale di lavoratori e lavoratrici autoctoni e migranti contro le politiche, neoliberiste e fasciste, che li hanno massacrati, per riaprire una prospettiva di emancipazione e riscatto del lavoro salariato in tutte le sue forme. Occorrerebbe praticare tutto ciò che può andare in quella direzione; dalla fermata sul lavoro di mezz'ora all'assemblea volante con i propri compagni di lavoro, alla presa di posizione o al presidio di delegati Rsu, strutture sindacali, veri sindacati di base, pezzi della sinistra nella Cgil, nella Fiom, ovunque collocate che non si riconoscono nei privilegi delle caste. Fino all'utilizzo della "pausa caffè" per discutere con gli altri come noi, non solo della partita Italia-Romania o dell'ultimo episodio di cronaca che ha acceso i peggiori istinti xenofobi del nostro “civile” vicino di scrivania, di postazione, di banco di lavoro. Riprendiamo a mobilitarci e a lottare, ciascuno con i mezzi di cui dispone, cercando di metterli insieme e di farli pesare. Dobbiamo investire le nostre energie per rimettere al centro dell'attenzione dell'opinione pubblica di questo paese la sofferenza sociale del lavoro salariato ma anche le risposte collettive possibili ad essa.

Cobas M.E.F.